Nuove frontiere: il “Mirror Marketing”

Nuove frontiere: il “Mirror Marketing”

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Secondo te che rumore fa lo scorrere di quest’acqua nella fotografia? Che sensazioni ti dà?

Magari non tutti provano sensazioni positive.

A volte le immagini che vediamo ci fanno “entrare” in quella realtà, e possiamo provare sensazioni che ci piacciono molto, proiettando quello che più desideriamo.

Prova ora a pensare al volto di una persona che conosci, mentre sta immaginando la vacanza dei suoi sogni… che faccia sta facendo? Bello, eh?

Quante volte invece ti accade di vedere una pubblicità, magari in televisione o in un cartello stradale, e provare delle sensazioni che non sono esattamente congruenti con ciò che i pubblicitari si erano prefissati?

Faccio un esempio. D’estate capita di vedere il classico spot della bibita che, bevuta, ha lo scopo di donare “refrigerio” a chi la beve. Nella maggior parte dei casi la sensazione che provi vedendo l’azione che si svolge nel bere tale meraviglia è proprio “aaaah… che freschezza… ci vorrebbe proprio”.

Non sempre è così. In altri casi di pubblicità simili, in un ambiente esterno veramente caldo la bibita gelata viene trangugiata come se fosse un fiume in piena che immettiamo nel nostro corpo. Già a qualcuno, leggendo questa frase, sarà venuto in mente il rischio che comporta il bere una bevanda congelata in quantità enormi quando fuori ci sono 40°C . Altri avranno addirittura provato la predisposizione alle conseguenze fisiche di tale atto.

E tutto questo solamente leggendo! Ecco perchè molti libri ti fanno sognare… perchè anche leggendo puoi proiettare immagini, e provare sensazioni conseguenti.

Quando vedi, sei immediatamente predisposto a provare.

Il nodo da sciogliere, nel marketing, è riuscire a creare situazioni, immagini, atte a generare sensazioni e stati d’animo tali da indurre il potenziale cliente a desiderare quell’oggetto o quel servizio.

Per questo nella pubblicità è importante stimolare i neuroni specchio nel modo corretto, che è quello esattamente congruente a ciò che il committente si è prefissato. L’obiettivo (per restare nell’esempio) è “rinfrescare”, non “congelare”. Altrimenti, si riduce di molto il target potenziale di clientela.

Ormai i messaggi che anche i mass media scelgono di dare non possono più essere casuali. Oggi abbiamo finalmente la consapevolezza che la qualità delle informazioni che inviamo produce significative reazioni sulle persone. Ogni informazione recepita in modo completo produce degli effetti, e questo la dice molto lunga su quella che è la responsabilità sociale che ognuno di noi ha.

Quando stai mangiando, ti è mai successo di assistere alle scene raccapriccianti di un telegiornale che descrive un fatto tragico? Che sensazioni provi?

Beh, credo che tali sensazioni non siano dei buoni segnali da inviare ad un organismo che si sta preparando a digerire, non pensi?

I professionisti che vendono i loro servizi, spesso antepongono le tecniche di comunicazione e vendita, tralasciando l’impatto emotivo sui potenziali clienti, prodotto dalla qualità del loro stato d’animo.

E’ questo aspetto, invece, la leva sulla quale agire… perchè è l’origine di ciò che decidiamo di far provare agli altri..

Immagina un venditore che ti propone qualcosa utilizzando evolute tecniche di vendita e di comunicazione persuasiva con uno stato d’animo gonfio di rabbia, tristezza, o ansia…. Vorresti acquistare qualcosa da lui?

Chissà quanti messaggi, quante immagini, quante produzioni pubblicitarie sono ancora da “adeguare” a questi criteri…

Per non parlare della comunicazione di ognuno di noi… viviamo in uno spazio condiviso…