Scuola e Formazione

Scuola e Formazione

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Ho avuto modo di tenere un  seminario sul coaching presso una prestigiosa università italiana e devo dire che l’esperienza mi ha lasciato un segno profondo. Già incontrando studenti delle scuole superiori ci si rende conto che esiste un bisogno importante, manifesto, nei giovani di oggi. Non so ben identificare con un termine, una parola, quello che trasmettono i giovani studenti, ma posso azzardare che sia un sentimento di richiesta di indirizzo. Danno come la sensazione di interrogarsi sulla strada, sulla via, la direzione da intraprendere nel loro futuro e non  sapere come si faccia. Alcuni sembrano disinteressati verso il futuro e poco responsabili, eppure sono certo che sia solamente un’impressione degli adulti: gli studenti sono dotati di un interesse verso il loro futuro che è pari alla loro paura ed incertezza.

Sono bombardati da migliaia di informazioni, molto più di quelle che avevano i meno giovani alla loro età,  solamente che non dispongono di una bussola, un navigatore satellitare per orientarsi verso il futuro quando anche gli adulti sono imbarazzati nello spiegare addirittura il presente.

E allora molti inseguono lo studio, il fare, il ripetere, il conoscere, faticano moltissimo non in una direzione di sviluppo personale ma per essere competitivi in una civiltà orientata al produrre e al consumare. La strada della competitività rischia di consumare il tempo oltre che le persone.

Altri “veleggiano”, come sul mare, lasciandosi trasportare dal vento, sperando di incappare in una terraferma che contenga qualcosa che li possa interessare.

Mi sono chiesto: “cosa dire ai ragazzi dell’Università?”.

Più di 120 sguardi con stampato un punto di domanda in fronte, come a chiedersi:  “cosa dirà mai questo qui?”.

Molti prendevano tantissimi appunti mentre mi chiedevo come fare per ottenere l’ascolto dal loro cuore e non dalle loro orecchie.

Dopo qualche concetto legato alla comunicazione ho deciso di cambiare registro, volevo essere ascoltato veramente, e così ho fatto delle domande come queste:

“Vi piace la vostra voce registrata? Vi siete mai visti in un video mentre parlate, camminate e gesticolate? Vi piacete?”.

E ancora… “Avete idea di quale sia il vostro comportamento quando sostenete un esame? Con uno stato d’animo diverso andrebbe meglio?”.

E’ stato interessante notare quanti hanno smesso di prendere appunti per iniziare, forse per la prima volta,  ad ascoltarsi.

La scuola italiana è concentratissima sui contenuti, vuole istruire, ma si è dimenticata quasi totalmente di formare. Si fanno tantissimi corsi di formazione ai lavoratori: pensate sia giunto il tempo di iniziare anche con gli studenti? Direi proprio di sì.

E’ da questo punto che si potrebbe partire: trasferire agli studenti l’importante differenza tra il saper FARE e il saper ESSERE. Quanti conoscono questa differenza saranno in grado di unire competenza ed essenza generando un mix armonico tra educazione, formazione ed istruzione. Questo percorso di investimento sulla conoscenza del sé può iniziare anche alle scuole elementari : è una strada in più, una via ulteriore da percorrere insieme alle altre, in parallelo.

E’ difficile realizzare i propri desideri ed obiettivi se non si sa riconoscere nemmeno il proprio modo di  comunicare.

Gli strumenti che ci consentono di  riconoscere noi stessi sono divertenti, immediati, e possono essere forniti  in parallelo alla normale istruzione, partendo dal presupposto che le qualità più importanti sono quelle che non si riescono a scrivere nel curriculum.