Blog | Matteo Rizzato PhD

Perché misurare la felicità è una scelta strategica in azienda

Scritto da Matteo Rizzato | Jan 23, 2026 11:42:27 AM

Secondo rilevanti ricerche internazionali1, il 41% degli italiani sta pensando di lasciare il proprio lavoro. Significa quasi un collaboratore su due. 

È un numero altissimo, che ci colloca tra i paesi europei con la più forte insoddisfazione lavorativa.  A cosa è dovuta veramente questo fenomeno?

Sono persone che ogni giorno entrano in azienda con poca energia, con scarsa motivazione, con la frustrazione di non riuscire a dare davvero il meglio o per quale altro motivo?  Ci sono malesseri che, se non rilevati correttamente, finiscono per pesare direttamente sui risultati aziendali.

La pandemia del 2020 ha solo accelerato una dinamica già presente, dando vita a fenomeni come le “grandi dimissioni” e al quiet quitting. Fenomeni che sono l’espressione di un calo di soddisfazione diffuso e che raccontano lo stesso fenomeno: troppi collaboratori, dai team junior ai manager, non sono felici nel loro lavoro.

E allora la domanda diventa inevitabile: quanto pesa, anche in termini di costi, il malessere delle persone sulla produttività, sulla capacità di innovare, sulla qualità dei progetti?

Molto più di quanto si pensi.

Perché la verità è semplice: persone felici lavorano meglio. Con più equilibrio, più energia, più disponibilità verso colleghi e clienti. Ecco perché misurare con i giusti strumenti il wellbeing aziendale è un investimento strategico in produttività, innovazione e sostenibilità, che permette di evitare che malesseri più o meno manifesti si trasformino in conflitti, turnover o inefficienze di ogni genere.

Felicità e produttività: un legame evidente

Immagina un team in cui solo 2 persone su 10 sono davvero soddisfatte del lavoro, sia come mansione che come clima. 

A livello globale, solo il 21% dei dipendenti è coinvolto nel proprio lavoro, con un costo per l'economia mondiale di 438 miliardi di dollari in produttività persa (Gallup.com). Esistono  strumenti con i quali si può misurare realmente il coinvolgimento aziendale come misura di wellbeing?

Da un altro lato, ci sono i dati positivi: i lavoratori felici sono il 13% più produttivi (Università di Oxford).

Ma cosa significa tutto questo per un manager o un HR? 

Significa che il benessere dei collaboratori è un vero e proprio asset aziendale: team equilibrati e soddisfatti risolvono problemi più rapidamente, comunicano meglio e generano meno conflitti, concepiscono idee nuove e contribuiscono all’innovazione.

E i leader? 

La serenità dei manager e dei ruoli apicali si riflette direttamente sulle performance dei progetti e sulla gestione dei clienti. Un manager che vive in un ambiente sereno e contribuisce a produrlo, può trasformare un progetto complesso in un successo; differentemente, un responsabile stressato, può trasformare anche il compito più semplice in un ostacolo. Ma quali sono i fattori che contribuiscono a questa mancata serenità?

In sintesi: investire nella felicità dei collaboratori, e soprattutto dei manager, misurando correttamente il wellbeing, significa avere una strategia concreta per ottenere risultati reali, sostenibili e duraturi.

Vantaggi di un’azienda che promuove la felicità umana

Quando le persone lavorano in un ambiente sereno e collaborativo, accade qualcosa di molto interessante:

- migliora la collaborazione tra colleghi e team, perché ciascuno sa che il clima dei rapporti umani dipende dal contributo di tutti;
- cresce la capacità di innovare: chi collabora volentieri con gli altri cerca soluzioni nuove e migliorative, ottimizzando processi e strumenti;
- migliora la produttività individuale e collettiva: i dipendenti impegnati si assentano meno, costruiscono relazioni migliori con clienti e colleghi e portano a termine più progetti con successo.

‘Se ti prendi cura dei tuoi dipendenti, loro si prenderanno cura dei tuoi clienti’ 
(Richard Branson)

Appurato il valore della felicità per l’azienda, la domanda sorge spontanea: cosa rende felici i dipendenti? 

Cosa rende felici i team

La felicità dei dipendenti è influenzata da una combinazione di fattori che riguardano sia la sfera individuale del lavoratore sia la dimensione collettiva dell’azienda. 

Fattori interni

Fattori esterni

  • equilibrio personale: il senso di scopo e  di realizzazione, mantenendo la stabilità mentale e fisica. Perché ci alziamo la mattina per andare a lavoro? La risposta è diversa per ciascuno, ma è centrale per il benessere generale;
  • soddisfazione: percepire che il proprio contributo abbia un impatto significativo e sia apprezzato dagli altri;
  • visione comune: obiettivi chiari e condivisi orientano gli sforzi individuali e collettivi;
  • leadership efficace: uno stile partecipativo e di supporto coinvolge, valorizza i punti di forza e favorisce fiducia e engagement;
  • carico di stress: l’errata gestione dello stress va a sovraccaricare ogni processo interno, che si traduce in dis-funzionalità esterne nello svolgimento della professione.
  • organizzazione del lavoro: progetti ben gestiti a livello comunicativo, task definiti e carichi equi riducono stress e frustrazione;
  • ruoli chiari: job description precise e allineamento al ruolo eliminano ambiguità e sorprese, favorendo serenità, fiducia e motivazione;
  • relazioni collaborative: un clima positivo tra colleghi aumenta la cooperazione e riduce conflitti;
  • attività complementari: team building, eventi o iniziative extra hanno senso solo se inserite in un contesto di clima aziendale positivo ed equilibrato già strutturato, ottenuto con una formazione precisa e mirata; altrimenti possono risultare esperienze forzate, che producono reticenza e smarrimento nei collaboratori. Per questo è necessario allineare tutti gli strumenti di welfare alle reali esigenze. 

Far convergere strade diverse verso una meta comune è la vera sfida dell’azienda: se non è possibile personalizzare i percorsi di carriera, almeno un atteggiamento comportamentale condiviso aiuta tutti a lavorare con più senso e chiarezza.

Insomma, possiamo dirlo: lo stipendio non è tutto, e soprattutto non può comprare la nostra serenità. Il benessere sul lavoro è multidimensionale, e coltivarlo è una leva strategica per la crescita sostenibile dell’azienda.

Ed è qui che entra in gioco uno strumento pratico e concreto: l’MH Index di HUMANDIVE2, che permette di misurare con precisione il livello di felicità dei collaboratori e avere dati utili per interventi mirati e concreti. MH Index misura perfettamente il wellbeing aziendale, evidenziando le 5 aree precise che contribuiscono al livello di benessere generale: con la misurazione e i dati aggregati è possibile capire, tra i tanti elementi, anche: 

  • il livello di benessere generale
  • la qualità dei rapporti umani, anche per fascia d’età e genere
  • le origini delle principali forme di stress aziendale (personali, ambientali, strutturali)
  • l’engagement: quanto i collaboratori, a tutti i livelli, si sentono coinvolti, motivati, e realizzati

Misurare la felicità in azienda con il test MH Index

L’MH Index di HUMANDIVE è uno strumento psicometrico avanzato, progettato per capire quanto le persone sono felici e quali fattori impattano realmente sul loro benessere. 

Con le attuali potenzialità, il test MH riesce anche a misurare la felicità di milioni di persone, e fornirne un’analisi socio demografica precisa.

Il test MH trova applicazione in psicologia clinica, in contesti di politiche pubbliche3 e anche in ambiti lavorativi e organizzativi (valutazione del benessere dei dipendenti).

Il test analizza ed evidenzia cinque dimensioni fondamentali, emerse dagli studi che hanno portato alla creazione e validazione internazionale del test da parte del team di ricercatori HUMANDIVE:

1. Stato Psicofisico (salute mentale/fisica, rapporto con sé stessi);
2. Stato Economico-Finanziario (realizzazione e stabilità economica);
3. Sfera Relazionale Privata (famiglia e relazioni strette);
4. Sfera Socio-Relazionale (relazioni con la società e con gli altri);
5. Prospettiva di Vita (visione del futuro, flessibilità, auto-miglioramento).

A differenza di altre misure di felicità, l’MH Index oltre a dare un punteggio globale, fornisce una mappa chiara delle aree critiche e delle leve su cui intervenire.

Questo rende l’MH Index uno strumento multidimensionale e psicometricamente solido per la valutazione del wellbeing, offrendo un approccio pratico e innovativo.

Il questionario è anonimo, rapido e somministrato via smartphone, così da ottenere dati sinceri, immediati e facilmente elaborabili in tempo reale. Il risultato è una fotografia chiara dello stato di benessere individuale e aziendale, per aiutare manager e HR a intervenire in modo mirato.

I vantaggi concreti per l’azienda includono:

  • Progettazione mirata di strumenti di welfare in base ai reali bisogni emersi dai dati
  • Comprensione profonda delle risorse umane
  • Miglioramento del clima organizzativo
  • Maggiore produttività e capacità innovativa
  • Employer branding: attrarre e trattenere talenti
  • Riduzione del turnover e dei costi legati al malessere

Investire nel benessere dei collaboratori, misurando il wellbeing a livello profondo e strutturato, è una scelta strategica, con ritorni misurabili in termini di performance, sostenibilità e competitività aziendale.

 

Per maggiori informazioni si visiti la pagina dedicata Progetto Humandive

Fonti
1 ) State of the Global Workplace Report - Gallup
2) Are You Happy? A Validation Study of a Tool Measuring Happiness
3 ) Happiness and Socio-Demographic Factors in an Italian Sample: A Propensity-Matched Study